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Siamo andati avanti così rapidamente in tutti questi anni che ora dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci Michael Ende |
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Giuseppe Dossetti Genova 1913 Bologna 1996 FOTO |
Associazione Culturale SAPERE 2000 Nel nome di Dossetti la città di Bisceglie si incontra per una riflessione di pace e preghiera cattedrale 17 gennaio 1997 ore 19,15 presiede sua eccellenza monsignor Carmelo Cassati testimonianza del presidente on. Emilio Colombo |
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aderiscono e partecipano SOTTOSEGRETARIO DI STATO ALL’ INTERNO on. Giannicola Sinisi PARLAMENTARI on. Francesco Amoruso on. Antonio Azzolini SINDACO Francesco Napoletano PRESIDENTE CONSIGLIO Biagio Lorusso GIUNTACONSIGLIOCONSIGLIO COMUNALE AIDO Alleanza Democratica Alleanza Nazionale Ambientalisti A. N. Bersaglieri A. N. Carabinieri A. n. Partigiani d’Italia Archeoclub d’Italia A. Sportiva Bisceglie Assosport Atletica bisceglie Atletica giovanile Bisceglie AVIS Azione Cattolica Caritas Casa della Missione |
Centro Cristiano democratici Centro giovanile Cappuccini CGIL Circolo civitas Circolo Unione Cisl Club Badminton Club Forza Italia 2000 Comitato Antifascista Comitato per la Costituzione Comitato salvaguardia Porto e Litorale Confcommercio Confesercenti Congregazione Ancelle Divina Provvidenza Coordinamento Perm. Pace e non Violenza Cristiani Democratici Unitari Democrazia e Solidarietà donne d’Europa - Federcasalinghe Epass Fidapa Galleria D’Arte "Caravaggio" Gruppo Civico Le Torri Gruppo Scouts I Normanni Il Biscegliese Il Gelso Il Nuovo Palazzuolo In comunione Istituto San Vincenzo de Paoli La Diretta L’ECO DELLA CARITÀ Lega per l’Ambiente - Regione Puglia lIons club LISTA DINI L’Unitre |
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Metodo MoCLI Monastero San Luigi Monastero Santa Chiara Movi Movimento dei Focolari Movimento per l’Ulivo partito democratico sinistra Partito Popolare Italiano Partito Repubblicano Italiano Pax Christi Pro Loco Rifondazione Comunista Rinnovamento Dello Spirito Socialisti Italiani Sporting Club Tandem Tempi Moderni Tribunale Diritti Malato Uil Unuci Verdi WWF - Puglia |
PROGRAMMA Saluto di Angelo Ruggieri Canti e letture introdotte da don Franco Lorusso San Francesco canto
Commento ai testi bibliciGenesi 22,1-18 lettura pausa di riflessione Il signore è il mio pastore, salmo 110 cantato Lettera ai Filippesi 2,5-11 lettura pausa di riflessione Vangelo San Giovanni "1,1-23 lettura pausa di rilessione dell’arcivescovo Carmelo Cassati Testimonianza dell’on. Emilio Colombo |
| SALUTO |
SAN FRANCESCO O Signore, fa’ di me uno strumento. fa’ di me uno strumento della tua pace: dov’è odio, che io porti l’amore, dov’è offesa, che io porti il perdono, dov’è dubbio, che io porti la fede, dov’è discordia, che io porti l’unione, dov’è errore, che io porti verità, a chi dispera, che io porti la speranza. (2 v) RIT. O Maestro, dammi tu un cuore grande,
O Signore, fa’ di me il tuo canto,
fa di me il tuo canto di pace,
a chi è triste che io porti la gioia,
a chi è nel buio che io porti la luce.
È donando che si ama la vita,
è servendo che si vive con gioia,
perdonando si trova il perdono,
è morendo che si vive in eterno. (2 v)
che sia goccia di rugiada per il mondo, che sia voce di speranza, che sia un buon mattino per il giorno d'ogni uomo, e con gli ultimi del mondo sia il mio passo lieto nella povertà, nella povertà. ( 2v ) |
| GENESI 22, 1-18 |
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE (Salmo 110) RIT. Tu sei il sacerdote in eterno per sempre per ogni uomo nei secoli. (2v) 1. Il signore ha detto al mio Signore: "Siedi alla mia destra ed io farò dei tuoi nemici gli scalini del tuo trono". E lo scettro della tua potenza il signore te lo porge in Sion domina, domina in mezzo ai tuoi nemici. 2. Tu, Tu sei il Principe dal giorno del tuo nascere; prima del mondo dal mio seno io ti ho generato. E il Signore l’ha giurato, non se ne pentirà: sei sacerdote per sempre come lo era Melchisedek. 3. Ora il mio Signore siede alla destra di Dio, annienterà tutti i re nel giorno dell’ira. Sarà l’arbitro delle nazioni, spezzerà ogni potere, si disseterà al torrente, avanzerà a testa alta. |
| LETTERA AI FILIPPESI 2,5-11 |
VANGELO SAN GIOVANNI (Epilogo 21,1-23) Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: "Figlioli non avete nulla da mangiare?". Gli risposero: "No". Allora disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra e troverete". La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il signore!". Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero in barca, trascinando la rete piena i pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: "Portate un po’ del pesce che avete preso or ora". Allora Simon Pietro salì sulla barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti la rete non si spezzò. Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava chiedergli: "Chi sei? , poiché sapevano bene che era il Signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni mi ami tu più di costoro?". |
| Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti amo". Gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo: "Simone di Giovanni , mi ami?". Certo, Signore, tu lo sai che ti amo". Gli disse: "Pasci le mie pecorelle". Gli disse per la terza volta: "Simone di Giovanni, mi ami?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: mi ami?, e gli disse: "Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi". Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: "Seguimi". Pietro allora, voltandosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: "Signore, chi è che ti tradisce?". Pietro dunque,vedutolo, disse a Gesù: "Signore, è lui?". Gesù gli rispose: "Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te, Tu seguimi". Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: "Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te?". |
PACE E UNITÀ La pace è il dono della vita che tu dai a noi. La pace è qui nel tuo amore. La pace è il cuore illuminato dal tuo essere, cuore che tu hai fatto puro. Pace è l’unità dell’uomo nato con te.
Pace è l’unità dell’uom con te. Pace è l’unità dell’umanità. Pace è l’unità. |
Appendice Breve cronologia e bibliografia di Giuseppe Dossetti Testamento spirituale Omelia del cardinale Giacomo Biffi Stralcio statuto SAPERE 2OOO |
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BREVE CRONOLOGIA E BIBLIOGRAFIA DI GIUSEPPE DOSSETTI 1913 - Nasce a Genova da Luigi, dottore in farmacia, figlio di un colonnello piemontese, e da Ines Ligabue, pianista reggiana diplomata al conservatorio di Parma.<1920 - A maggio si trasferisce a Cavriago, Reggio Emilia. 1922 - In autunno inizia la sua frequenza scolastica a Reggio. 1929 - Con tutta la famiglia si trasferisce a Reggio Emilia. 1930 - In luglio consegue la maturità e si iscrive all’Università di Bologna, facoltà di giurisprudenza; frequenta i corsi di Jemolo. 1931 - Il vescovo di Reggio Emilia, E. Brettoni, lo nomina presidente del centro giovanile "Domenico Longagnani", circolo interparrocchiale dell’Azione Cattolica. 1934 - In giugno incontra per la prima volta padre Gemelli, presentato dal prof. Borrettini jr., ordinario di diritto romano a Ferrara. - In novembre si laurea con la tesi in diritto canonico: La violenza nel matrimonio canonico, relatore il prof. C. Magni. - Sempre in novembre si iscrive alla scuola di perfezionamento in diritto romano dell’Università Cattolica di Milano, su consiglio di Gemelli, e risiede all’Augustinianum. 1935 - Appena laureato, legge la copia di Humanisme intégral di Maritain (prima della sua traduzione italiana del 1936), di- sponibile nella biblioteca della Cattolica. - Con la presidenza Lazzati all’Azione Cattolica Giovanile, gli viene affidata la guida degli incontri dei circoli dell’associazione in una zona della periferia milanese. - In novembre ritorna agli studi di diritto canonico come assistente volontario del prof. V. Del Giudice presso l’Università Cattolica. |
- In dicembre si indirizza all’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità per consacrarsi coi voti, su consiglio del suo direttore spirituale Olgiati. 1936 - Alla fine di maggio riceve la vestizione di terziario francescano fra i cappuccini di Reggio. 1938 - In giugno, a seguito di una grave crisi interna esce dal- l’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità. Mantiene, comunque, con Gemelli un rapporto di reciproca stima. 1939 - Le associazioni di laici consacrati a Dio nel mondo. Memoria storica e giuridico-canonica, Milano 1939, pro manuscripto, (edita a firma di p. Gemelli), viene ritirata dal S. Uffizio fino alla morte di Pio XI; per Pio XII diventerà la base dei suoi atti sugli istituti secolari, Provida Mater e Primo feliciter. 1940 - IL concetto giuridico dello "status religiosus" in sant' Ambrogio, Milano 1940, 51 pp. - In ottobre vince il concorso nazionale di assistente di ruolo alla cattedra di diritto canonico. 1941/1942 - Tiene alcune conferenze, nelle quali critica il fascismo, presso la biblioteca capitolare di Reggio Emilia. 1942 - Ottiene la libera docenza in diritto canonico con un ot-timo giudizio e inizia, nell’Università di Modena, i corsi come professore incaricato di diritto ecclesiastico. - In settembre sfolla con la famiglia a Cavriago. - Alla fine dell’anno dà vita a Milano, insieme ad altri, al gruppo di casa Padovani per la valutazione dei problemi del post-fascismo: stende un testo programmatico insieme a Fanfani, p. Giacon, Lazzati, La Pira, Padovani, Vanni Rovighi. 1943 - Edita La violenza nel matrimonio in diritto canonico, Milano 1943. - Settembre: L’8 perde i contatti con il gruppo di casa Pado- vani dopo essersene fatto portavoce negli ambienti reggiani e modenesi. |
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- Autunno: inizia, a Modena, un ciclo di conferenze sulla storia del movimento cattolico, su iniziativa di Ermanno Gorrieri,
clandestino. 1944 - Aderisce al CLN e ne diventa presidente per la zona di Montecchio e stende il volantino La DC ai lavoratori. - In dicembre diventa Presidente del CLN di Reggio Emilia in rappresentanza della DC. 1945 - Il 24 febbraio redige il documento comune delle De legazioni Provinciali DC di Parma, Reggio Emilia e Modena; il 28 dello stesso mese raggiunge i gruppi partigiani in montagna e lavora alla unificazione dei raggruppamenti nella 285a Brigata SAP. - Il 27 marzo scrive Lettera ai parroci, un appello ai preti del reggiano e modenese, firmandosi con lo pseudonimo di "Fedele" anziché l’usuale "Benigno", usato nella clandestinità. - Il 25 aprile rientrato a Reggio viene riconfermato alla presidenza del CLN provinciale. - Collabora a "Tempo nostro" organo ufficiale della DC provinciale reggiana e a "Reggio Democratica", organo ufficiale del CLN. - È presidente al Convegno Nazionale dei Gruppi giovanili DC, che si svolge ad Assisi il 12/15 giugno, facendo la sua prima apparizione politica a livello nazionale. - Viene cooptato dal Consiglio Nazionale della DC, insieme ad Andreotti, come secondo esponente del movimento giovanile e viene eletto vice-segretario dalla Direzione DC. - Il 1° settembre interviene al Teatro Lirico di Milano al Congresso dei CLN dell’Alta Italia. - Come membro della Consulta Nazionale inizia i lavori in preparazione della Costituente. 1946 - Il 28 febbraio redige la Lettera di dimissioni dalla vi-ce-segreteria, dalla direzione e dal Consiglio Nazionale DC, (verrà consegnata il 7 marzo) per le divergenze sulla linea politica del partito. |
- Il 2 giugno viene eletto, con 29.793 voti , nel collegio Parma-Modena-Piacenza-Reggio Emilia, alla Costituente. - Il 19 luglio entra nella Commissione dei 75 per il progetto di Costituzione. - Il 23 dello stesso mese è eletto nella prima Sottocommissione per i diritti e i doveri dei cittadini e redige il Progetto di regolamento dei lavori della Commissione dei 75 che verrà accolto il 25 luglio. - 1/4 settembre, fonda insieme a Fanfani, Lazzati e La Pira,Civitas Humana e pronuncia il discorso: Il problema universale. - Il 21 novembre presenta le sue proposte per la Costituzione Rapporti dello Stato con gli altri ordinamenti: a) Lo Stato come ordinamento giuridico e i suoi rapporti con gli altri ordinamenti; b) Libertà di opinione, di coscienza, di culto. - Il 19 dicembre finiscono i lavori della Prima Sottocommissione della Commissione dei 75 e entra nel comitato dei 18 per la stesura della bozza di Costituzione da sottoporre alla discussione dell’Assemblea che riprenderà i lavori il 4 marzo 1947. 1947 - Il 23 marzo interviene all’Assemblea Costituente con il discorso Chiesa e Stato democratico, sui rapporti Stato-Chiesa contemplati nell’allora art. 5 della Costituzione, poi art. 7. - Diventa professore straordinario universitario di diritto ec-clesiastico e rifiuta l’offerta di Gemelli di rientrare nell’Istituto Secolare a cui era appartenuto dal 1935 al 1938. 1948 - In febbraio, informa i Sostituti della Segreteria di Stato vaticana sulla sua volontà di non presentarsi alle elezioni della I Legislatura. Montini lo invita a stendere una memoria per il Papa. Pio XII ricevuto l’appunto gli fa chiedere, nel giro di po-chi giorni, da mons. Dell’Acqua, di desistere dal suo intento. - Il 18 aprile è eletto nel Collegio Parma-Modena-Piacenza-Reggio Emilia, con 44.677 voti di preferenza, alla Camera dei deputati. |
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- 22 febbraio, Lettera a De Gasperi sul Patto Atlantico. 1949 - Viene eletto al Consiglio Nazionale nel III Congresso DC tenutosi a Venezia il 2/6 giugno. 1950 - Entra nell’Istituto Secolare dei Milites Christi di Laz-zati e prende i voti nel 1951. 1951 - L’ 1/2 settembre si tiene a Rossena l’incontro per lo scioglimento dei "dossettiani", dove annuncia il ritiro dalla vita politica. 1952 - Il 21 gennaio si reca per l’ultima volta alla Camera dei Deputati e la sera stessa viene colpito da polmonite virale. - Il 21 giugno ottiene dal padre, gravemente ammalato, il consenso a dimettersi da deputato per dedicarsi alla formazione culturale e religiosa. - Il 4 settembre incontra a Bologna Lercaro e gli parla della sua idea di un istituto di ricerca di laici, senza legami universitari e unito da un vincolo di fede e preghiera. 1955 - In agosto offre la propria obbedienza a Lercaro. - A settembre Salizzoni avanza l’ipotesi di una candidatura di Dossetti nelle liste della DC per le elezioni amministrative di Bologna. Il 30 dello stesso mese Lercaro gliela propone, ma Dossetti risponde elencando le proprie obiezioni, le ragioni della sconfitta e la disponibilità ad obbedire. 1956 - Il 6 gennaio, insieme ai primi membri della famiglia monastica, rimette i propri voti nelle mani di Lercaro. - Il l9 marzo presenta la propria candidatura come capolista indipendente nelle liste DC per il comune di Bologna. - In aprile esce il Libro bianco su Bologna, nel quale presenta un articolato programma di governo locale, insieme ai suoi collaboratori fra cui B. Andreatta, A. Ardigò, F. Fabiano, M. Gennarini, O. Piacentini. - A dicembre rassegna le dimissioni da professore universitario a decorrere dall’1 novembre 1957. - Il 28 dicembre fa presente a Lercaro il suo desiderio di essere ordinato prete, ma l’Arcivescovo si riserva di decidere. |
1958 - A marzo Lercaro acconsente al suo desiderio di divenire prete e lo autorizza a lasciare il Consiglio Comunale di Bologna. 1959 - L’ 6 gennaio viene ordinato presbitero dal card. Ler-caro nella cattedrale di S. Petronio a Bologna. 1963 - Il 30 settembre inizia le sue funzioni di segretario del collegio dei 4 moderatori (Agagianian, Dofner, Suenens e Ler- caro), che hanno funzioni direttive della Assemblea Conci- liare. - L’ 11 dicembre è nominato perito del Concilio e partecipa al gruppo di lavoro per la redazione della formula del voto di approvazione del Papa ai decreti conciliari. 1964 - Primi contatti tra la Piccola Famiglia dell’Annunziata e la Terra Santa. - In agosto invia a Yalta, tramite La Pira, la Lettera per Togliatti in fin di vita. 1967 - Il 2 gennaio viene nominato da Lercaro pro-vicario dell’ arcidiocesi di Bologna. 1968 - L’ 11 febbraio in seguito alla rimozione di Lercaro dalla sede bolognese, lascia gli incarichi diocesani. - Il 24 ottobre muore la madre, divenuta nel frattempo suor A- gnese, superiora del ramo femminile della comunità di Mon-teveglio. - Alla fine dell’anno partecipa in Thailandia al Congresso Monastico Mondiale, al ritorno si ferma a visitare l’India e l’Irak. 1972 - In estate si stabilisce, coi fratelli della Famiglia, nei territori occupati da Israele nella guerra dei sei giorni, a Gerico. 1983 - L’ 11 febbraio G.G. Beltritti, patriarca latino di Geru-salemme, gli offre di insediare i suoi monaci nella parrocchia di Ma’in, in Giordania. 1986 - Il 22 febbraio pronuncia il Discorso alla consegna dell'Archiginnasio d'oro, premio del Comune di Bologna. |
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- L’8 maggio vengono approvate con decreto dal cardinale Giacomo Biffi, la Regola e le Costituzioni della comunità monastica di cui Dossetti è padre, che viene eretta in associazione pubblica di fedeli. -18 maggio: "Introduzione" a L. Gherardi, Le querce di Monte Sole, Bologna 1986, pp. VII–LXVII. 1988 - Il 13 febbraio gli viene conferita da parte dell’amministrazione comunale di Bologna la cittadinanza onoraria e pronuncia il "Discorso a Cavriago", in Ho imparato a guardare lontano. - Il 19 luglio viene invitato dal patriarca latino di Gerusalem-me, M. Sabbah, ad insediare i suoi monaci nella parrocchia di Ain Arik, nei territori occupati. 1991 - In luglio si dimette definitivamente dalle funzioni di superiore della Famiglia Monastica con la elezione dei nuovi superiori e l’approvazione con voti generali e particolari dei Principi e norme. 1994 - Il 17 marzo col Clero della Diocesi di Pordenone tiene una conversazione su Tra eremo e passione civile. Percorsi biografici e riflessioni sull’oggi. - Il 16 aprile invia al sindaco di Bologna, Walter Vitali, una lettera con la quale si auspica la costituzione di Comitati per la difesa della Costituzione. - 18 maggio: Sentinella, quanto resta della notte? commemorazione di G. Lazzati. - 16 settembre, incontra i rappresentanti dei "Comitati per la Costituzione", sorti dopo l’appello al Sindaco di Bologna; la sera in un dibattito con Nilde Iotti fa il discorso sui Valori della Costituzione. 1995 - Il 21 gennaio partecipa e interviene al convegno, promosso dal movimento "Città dell’uomo" sul tema "Costitu- zione oggi: principi da custodire, istituti da riformare". |
- Il 13 maggio partecipa a Bari al convegno, organizzato dai Comitati per la Costituzione pugliesi, e legge la relazione La Costituzione della Repubblica oggi. Principi da custodire, istituti da riformare, che due settimane dopo rileggerà, con insignificanti modifiche, ad un simile convegno organizzato dai Comitati a Napoli. - Prima di entrare in ospedale per operarsi riordina le sue carte, e il 5 novembre scrive il suo "testamento spirituale". 1996 - Il 15 dicembre muore, il 18 a Bologna, in S. Petronio, dove 37 anni prima era stato ordinato sacerdote, con la partecipazione delle più alte cariche dello Stato, viene celebrato il funerale dal cardinale Giacomo Biffi, che pronuncia l’omelia. La sepoltura avviene nel cimitero di Casaglia a Monte Sole, ormai in disuso e dove nel 1944 i Tedeschi avevano trucidato 195 persone. |
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Rimetto la mia anima nelle mani del padre (Testamento spirituale) Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Non faccio un formale testamento, perché non ho nessun bene materiale da lasciare. Detto questo scritto in fretta, solo per esprimere alcuni ultimi desideri per dopo la mia morte, da realizzare in quanto sarà possibile. Vorrei essere sepolto in terra nel cimitero di Monte Sole, oppure, se insorgesse qualche difficoltà, nel cimitero di Sperticano. Desidero nella cassa - in cui vorrei essere posto e chiuso molto presto, appena possibile - oltre il Crocifisso e il Rosario, anche la Bibbia: per esprimere la mia fede alla Parola di Dio e nell’unità dei due Testamenti. Sulla mia tomba desidererei che ci fossero solo queste parole: Giuseppe Dossetti battezzato nella solennità dell’Annunciazione del Signore dell’anno 1913 chiamato al giudizio di Dio il.... Nelle Eucarestie che si celebreranno fra la mia morte e la Messa esequiale, si proclamino possibilmente le letture della solennità dell’Annunciazione. Nella Liturgia esequiale desidererei questi testi: Genesi 22, 1-18; salmo interlezionale 109 (110) per intero; Filippesi 2, 5-11; Giovanni 21 (per intero). Ciò per riconfermare tutta la mia adesione a tutta la Parola di Dio: e ricapitolare tutta la mia Fede, la mia Speranza, e il mio Amore per il nostro Dio Uno e Trino, e per Gesù, Dio venuto nella carne, crocifisso, risorto, glorioso e ora sempre presente nel Suo Corpo e nel Suo Sangue nell’Eucarestia. Lo ringrazio di avermi gratuitamente donato e conservato questi doni preziosissimi, |
nonostante tutte le mie miserie ed infedeltà, delle quali chiedo umilmente perdono con contrizione sincera. Riconosco in questa misericordia la intercessione della Ver-gine Madre di Dio, degli Angeli, di S. Giuseppe mio patrono, dei santi Ignazio di Antiochia, Benedetto, Francesco, Teresa di G. B. e di Santa Clelia Barbieri e degli altri molti Santi che hanno presidiato le varie fasi della mia vita e infine di mio Padre e di mia Madre e di tutti i Defunti. Rimetto la mia anima nelle mani del Padre, confidando esclusivamente nella sua misericordia - soprattutto a coloro che ho trascurato, offeso, forse scandalizzato - e ringraziando invece tutti quelli che mi hanno fatto del bene ( e sono davvero innumerevoli, tanti che non cerco di elencarli perché di sicuro ne ometterei molti). Ma soprattutto ancora ringraziando il Padre per Gesù Suo Figlio nella unità dello Spirito Santo, a cui la lode e la gloria, per Maria, nell’unica Chiesa della terra e del cielo. Amen. Bologna, S. Orsola 5/11/9 Giuseppe Dossetti |
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HA PRESO SUL SERIO DIO, IL PROSSIMO E IL BENE COMUNE (Omelia del cardinale Giacomo Biffi) La sua lunga sofferenza era andata inpietosamente preparandoci a questo momento di tristezza e di rimpianto. Eppure, adesso che la morte di Don Giuseppe Dossetti è arrivata, siamo tutti attoniti e quasi sorpresi, come sempre avviene davanti alle sventure davvero grandi e irrevocabili. Sentiamo tutti di aver perso una luce. Sentiamo tutti che le nostre strade si sono fatte più buie. Don Giuseppe si lasciava illuminare senza resistenze dalla parola di Dio, perciò dallo specchio terso della sua coscienza poteva riverberarne su di noi lo splendore salvifico. La sua "piccola famiglia", - che, cresciuta alla sua scuola, pur vive con grande pace quest’ora di pena - avverte più di tutti quanto dolga e quanto costi il distacco da una guida così sicura e paterna, proprio perché può misurare più di tutti la grandezza del dono che ci era stato elargito. La Chiesa di Bologna oggi piange un sacerdote che ha onorato il suo presbiterio, che le ha profuso le sue doti di saggezza e il suo zelo, che soprattutto l’ha spronata decisamente col suo esempio e col suo insegnamento, sulle vie della fedeltà al Vangelo, una fedeltà che, quando è autentica, è sempre rinnovatrice. Ma sono innumerevoli - ben oltre gli ambiti del ministero e i confini della stessa appartenenza ecclesiale - coloro che oggi si sentono orfani di un maestro di vita, di un testimone coraggioso della verità, di un ricercatore integerrimo e infaticabile della giustizia |
Chi ha avuto la fortuna di accostarlo personalmente, in questi giorni è naturalmente sospinto a ravvivare dentro di se qualche suo speciale ricordo - qualche fatto, qualche parola - quasi per un indennizzo sia pure inadeguato della perdita di cui tutti soffriamo. Per mio conto, sono molti i colloqui che ho avuto con lui: ma stranamente quello che più mi si fa presente è il più remoto nel tempo. Nel lontano settembre 1974 sono andato a cercarlo in Terra Santa, con un gruppo di miei compagni. E siamo stati da lui affabilmente intrattenuti nel giardino del parroco di Gerico - mi pare ancora di vederlo - sotto l’afa di un caldo pomeriggio palestinese. Che cosa eravamo andati a fare? Volevamo riscoprire un uomo che, più di un quarto di secolo prima, ci aveva letteralmente affascinati facendoci balenare con la sua figura e la sua azione la prospettiva di una fede piena e di una rigorosa militanza cristiana poste al servizio, finalmente, della storia d’Italia. Volevamo vedere che fine aveva fatto, dopo tante vicende e tanto silenzio, questo incantatore della nostra giovinezza. Egli non si sottrasse a questa indagine affettuosa, anche se un po’ impertinente, e ci parlò a lungo, comunicandoci con schiettezza le riflessioni del suo ritiro orante e della sua solitudine. Trovammo che niente era mutato nel vigore della sua «obbedienza al Vangelo» (cfr Rm 1, 5; 10, 16), che, se mai, si era fatta più fervida e più incontentabile. Il che naturalmente non ci stupiva affatto. Ma trovammo anche, inaspettatamente, che non si era per niente affievolita la sua attenzione e la sua passione per le sorti civili, politiche e sociali del nostro paese. Aveva sì mutato il suo giudizio sulla forma concreta e operativa del suo impegno personale di uomo e di credente, che ormai aveva fatto un’altra scelta di vita, ma non erano affatto decadute o illanguidite le motivazioni che a suo tempo avevano ispirato e sorretto quell’impegno. |
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Motivazioni che poi, a ben riflettere, si identificano con il comando evangelico dell’amore, dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Perciò non mi sono meravigliato più di tanto, quando in questi ultimi tempi ha levato la sua voce - lui, un monaco appartato e ormai vicino alla conclusione della sua straordinaria esistenza - sui temi così terrestri della costituzione repubblicana e degli indirizzi di governo. Potremmo dire, con un po’ di semplificazione, che don Giu-seppe in tutta la vita e in tutte le molteplici situazioni ha preso Dio sul serio; e forse qui sta la fonte del suo essere e sentirsi un po’ straniero e spaesato in una cristianità in cui tutti facciamo fatica ad accogliere veramente l’intestazione che sta a capo del Decalogo: «Io sono il Signore Dio tuo». E in tutta la vita e in tutte le molteplici situazioni don Giuseppe ha preso sul serio il suo prossimo, il bene comune, il valore autentico di una convivenza organizzata secondo giustizia, e forse qui sta la fonte del suo essere e sentirsi un po’ straniero e spaesato entro il mondo politico italiano. «Nella liturgia esequiale desidererei questi testi... per riconfermare tutta la mia adesione a tutta la parola di Dio: e ricapitolare tutta la mia fede, la mia speranza e il mio amore per il nostro Dio Uno e Trino, e per Gesù, Dio venuto nella carne, crocifisso, risorto, glorioso e ora sempre presente nel suo |
Corpo e nel suo Sangue nell’Eucaristia. Lo ringrazio di avermi gratuitamente donato e conservato questi doni preziosissimi, nonostante tutte le mie miserie e infedeltà delle quali chiedo perdono con contrizione sincera». In realtà, è percepibile nella religiosità di don Dossetti un’assolutezza di donazione e di amore, che può davvero essere paragonata a quella di Abramo, disposto a sacrificare alla volontà trascendente di Dio addirittura il «figlio della promessa»; un’assolutezza di donazione e di amore, che trova il suo archetipo e la sua sorgente nella «Kénosis» - nello «svuotamento» - dell’Unigenito del Padre, di cui ci ha parlato l’inno dei Filippesi, un’assolutezza di donazione e di amore, quale è proposto da Cristo a Pietro che per il bene del gregge del Signore dovrà lasciarsi portare dove egli non vorrà. Ma è giusto affidare adesso l’ultima parola a don Giuseppe stesso, a lui che con questo rito si congeda da noi, confermandoci tutti nella speranza della vita risorta; quella vita risorta che felicemente, dopo le angosce della terra, ci unirà nel Regno di Dio. «Rimetto la mia anima nelle mani del Padre, confidando esclusivamente nella sua misericordia e chiedendo perdono a tutti - soprattutto a coloro che ho trascurato, offeso, forse scandalizzato - e ringraziando invece tutti quelli che mi hanno fatto del bene (e sono davvero innumerevoli, tanti che non cerco di elencarli perché di sicuro ne ometterei molti). «Ma soprattutto ancora ringraziando il Padre per Gesù suo Figlio nella unità dello Spirito Santo, a cui la lode e la gloria per Maria, nell’unica Chiesa della terra e del cielo. Amen». |
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associazione culturale sapere 2000 (stralcio statuto) Articolo 1 - È costituita l’associazione culturale "SAPERE 2000" con: a) sede centrale in ROMA, piazza Manfredo Fanti n. 42, b) centro ricerche e ufficio studi in BISCEGLIE, via M. R. Imbriani n. 274. Omissis Articolo 2 - L’associazione si ispira alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo come sancita dalla carta delle Nazioni Unite. - Scopo dell’associazione è di contribuire: a) a rendere concreto l’impegno di ogni individuo per l’affermazionedei suoi doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità, b) a sviluppare un sapere che, superando il concetto di tolleranza,affermi fra gli esseri umani la coscienza per una partecipazione unitaria alla gestione del "bene terra", affinché la stessa possa essere trasmessa integra, e godibile dalle future generazioni. Omissis |