La mafia come stato

Potere, economia, politica, cultura

C. N. R.

Consiglio Nazionale delle Ricerche

Aula Marconi

piazzale Aldo Moro, 7 ­ Roma

giovedì 27 febbraio 1992

patrocinio

Comitato per le scienze giuridiche e politiche del CNR

Presidenza Consiglio Regionale Lazio

Presidenza Comitato Antimafia Regione Lazio

Critica del Diritto


Orario dei lavori ore 9,30 ­ 18,30

Comitato scientifico

prof. Giorgio LombardiP>prof. Adolfo Pepe P>prof. Stefano Petilli

Moderatore

Giorgio Lombardi

Presidente Comitato Scienze Giuridiche e Politiche CNR

Interventi programmati

Adalberto Albamonte

Magistrato di Cassazione

Governo del territorio, abusivismo, criminalità organizzata

Paolo Cabras

Vicepresidente Commissione Parlamentare Antimafia

L'esperienza della Commissione Antimafia

Massimo Canevacci

Sociologia, Università La Sapienza

La comunicazione mafiosa

Enzo Casolino

Direttore Biblioteca Centrale CNR

Il ruolo della ricerca scientifica nello sviluppo del mezzogiorno

Nicola Colaianni

Sostituto Procuratore della Repubblica, Pretura di Bari

Il caso puglia

Agostino Cordova

Procuratore della Repubblica, Palmi

La 'ndrangheta e il porto di Gioia Tauro

Ottaviano Del Turco

Sergretario Generale Aggiunto CGIL

Il mondo del lavoro e il potere mafioso

Peppino Di Lello

GIP, Tribunale di Palermo

Il mercato della droga


Maurizio Fiasco

Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

Criminalità organizzata e modello mafioso

Luigi Lombardi Satriani

Sociologia, Università La Sapienza

Arcaismi e modernità nelle cosche

Franco Marrone

Magistrato di Cassazione

Magistratura e criminalità organizzata dal 1945 ad oggi

Adolfo Pepe

Scienze Politiche, Università degli Abruzzi Gabriele D'Annunzio

La questione meridionale: poteri legali e poteri occulti

Stefano Petilli

Sociologia, Università La Sapienza

La metastasi burocratica delle istituzioni pubbliche e l'affermarsi della criminalità organizzata

Giulio Salierno

Sociologo, CNR

la Criminalità nella società postindustriale

Luigi Saraceni

Presidente Sezione Tribunale, Roma

Garantismo e repressione

Antonio Signore

Presidente Consiglio Regionale Lazio

La difesa delle istituzioni locali dalla criminalità organizzata

Tullio Tentori

Sociologia, Università La Sapienza

Mutazione antropologica: il nuovo cittadino

Gianfranco Viglietta

Componente CSM

Il ruolo del CSM


Interventi

Paolo Flores d'Arcais

Direttore Micromega

Giacomo Mancini

Commissione Parlamentare Antimafia

Umberto Melotti

Sociologia, Università La Sapienza

Enzo Modugno

Filosofo

Marco Pannella

Europarlamentare

Valentino Parlato

Giornalista

È presente

Francesco Misiani

Magistrato e autore del libro

"Per fatti di mafia"

Organizzazione

sapere 2000

via F. Turati 48 ­ 00185 ­ Roma

tel. 06/446.53.63

Coordinamento

Giulio Salierno

via Lamarmora, 18 ­ 00185 ­ Roma

tel. 446.41.69

Editor

Angelo Ruggieri

via F. Turati 48 ­ 00185 Roma

È prevista la pubblicazione degli atti con i tipi e a cura della sapere 2000 edizioni


parabola sulla mafia

di Leonardo Sciascia

Un commerciante, in Sicilia, subisce un furto, capisce da chi gli viene il colpo, gli si presenta, discorre del più e del meno, poi, entrato in confidenza, con non coperta allusione, gli dice: "ma se avevi bisogno di soldi non potevi dirmelo? Che bisogno c'era di farmi uno sgarbo?" Lo sgarbo sarebbe il furto: il commerciante non ignora gli eufemismi e le metafore che si debbono usare, ma evidentemente sbaglia i tempi, se l'altro duramente gli risponde che questo non è il modo di parlare: "e quand'anche fossi stato io, a farle lo sgarbo, lei si presenta male." La punizione si presenta quasi immediata: altro furto, questa volta in casa. Il commerciante ci si rode, soffre. Non sa che fare; e anzi sa di non poter fare niente. Ed ecco che gli si presenta un tale, che gli propone, senza mai spiegarsi nettamente, "di far finire la cosa". Il prezzo sarebbe, per il commerciante, l'avallo di cambiali per due milioni. Il commerciante pensa: mi faranno pagare le cambiali, ma mi restituiranno la roba. Firma. Paga. Ma la roba non gli ritorna. Dimagrisce, si ammala; e quando racconta la ragione del suo male, come l'ha raccontata a noi, finisce così: "I casi sono due: o mandano Mori o mettono in libertà quelli; qui non si ragiona più, non si vive più" "Quelli": cioè i "presunti" che stanno al confino. E in quanto alla polizia, niente da fare se non c'è uno come Mori: i pieni poteri, gli arresti indiscriminati, le carceri piene di "quelli" e di "questi altri". L'alternativa è netta, assoluta: le infinite risorse dell'uomo d'ordine nell'Italia miracolosa miracolata, in Sicilia si riducono a due. (1973)


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